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giovedì 27 febbraio 2025

Quella sensazione

 E ogni tanto si torna qua.

Ogni volta più vecchi (purtroppo), ogni volta più saggi (si spera), ma sempre con quella sensazione di non averci capito ancora un cazzo.

E anche quella sensazione che forse, tutto sommato, capirci qualcosa della vita è decisamente sopravvalutato. Forse non c'è nulla da capire, siamo scorregge temporanee talmente insignificanti da non meritare un reale significato.

E anche quella sensazione che forse manco abbiamo bisogno di un significato, non uno globale almeno. Forse abbiamo solo bisogno di trovarne uno nostro, e fanculo tutto il resto.

E anche quella sensazione che dovrei lavorare invece di scrivere sul blog, ma quando lo citi con un amico su Reddit non puoi fare a meno di rimetterci mano persino in questo 2025, 18 anni dopo la sua nascita.

E anche quella sensazione che ti fa chiedere cosa cazzo ci fa ancora Blogger al mondo dopo 18 anni, che google ogni tanto chiude piattaforme a caso. Un po' mi spiacerebbe.

Ah, comunque io sto benino. Non bene, sono ancora scosso da un anno e mezzo di pargola (sì, ho una figlia) che è adorabile ma ha quella tendenza a risucchiarti energie e vita che continua a stupirmi dopo tanto tempo. Ma adesso cominciamo a uscire dal tunnel, ecco: a maggio vado in Cornovaglia con gli amici dell'università, e sto riattivando qualche app di incontri per uscire qualche sera con gente, si spera, interessante.

Vorrei anche cominciare un corso di improvvisazione teatrale, così, de botto, senza senso.

Voglio anche il caldo e voglio stare nudo invece che con sti pantaloni scomodi - ma hey, un po' me li godo perché non riuscivo a chiuderli da qualche mese XD

Insomma, ho tante sensazioni e voglio cose. Non sono così cambiato dal 2007 a oggi XD

Lo

martedì 2 ottobre 2018

Il trampolino

Mi ricordo di un cartone di Wile E. Coyote in cui il coyote, ad un certo punto, doveva usare una catapulta per uccidere il Road Runner.

La catapulta ovviamente maltratta il povero coyote e gli fa male in svariate maniere.

Ad un certo punto, il coyote tenta di attivarla, ma il masso rimane fermo. Il coyote tenta di avvicinarsi al masso, tentando di far partire la catapulta, ma questa non parte. Alla fine sale sul sasso e tenta di smuoverlo. Il sasso parte, ed il coyote non se ne accorge nemmeno per qualche minuto, prima di schiantarsi contro una parete. Nel video, la sequenza parte al trentaseiesimo secondo.

Guardatela perché è fantastica.


Ecco, tralasciando la parte delo schiantarsi contro una parete... un po' è come mi sento. In questo momento mi sento lì lì per partire su un razzo verso la luna. Sento quella congiunzione astrale di eventi che mi porta ad avere tante occasioni. Eppure mi sento ancora là, con tanta energia potenziale ma non ancora partito.
E ho il dubbio invece di essere per aria senza accorgermene.

Ma quanto sarà bello godermi il panorama quando sarò veramente partito? E quanto sarà bello, avvicinandomi alla luna, usarla come fionda gravitazionale e dirigermi verso gli altri pianeti del sistema solare?

Magari il prossimo post lo scrivo da Plutone, anche se forse è un po' troppo freddino.

Lo

mercoledì 26 settembre 2018

Sciabordii

Stavo riflettendo su una cosa.

Negli ultimi anni ho fatto un buon lavoro su me stesso per cominciare ad assumermi le mie responsabilità. Precedentemente le responsabilità le evitavo, e davo spesso la colpa a fattori esterni sui quali non avevo controllo.

Prendete il mio aspetto fisico: era un alibi. Nei primi post qua nel blog parlavo di me come di una specie di gobbo di Notre Dame, o forse come il mostro di Loch Ness. In realtà mi stavo deresponsabilizzando: stavo associando la mia incapacità di comunicare ad un fattore esterno, l'aspetto fisico, sul quale sentivo di non aver controllo.

Con il tempo e con i giusti calci in culo (Vu, ti amo XD) ho lavorato molto su questo aspetto. E ora riconosco che cambiare me stesso è la miglior maniera per risolvere i miei problemi.

Adesso il problema è un altro. Prendermi responsabilità al momento equivale al prendermi la colpa di tutto quello che non va come vorrei.
L'estremo opposto. Prima tutta la colpa era esterna, adesso tutta la colpa è interna. Prima avevo la sensazione di immobilità perché pretendevo si muovesse il mondo, adesso sono in balia degli sciabordii del mondo senza riuscire a fermarmi.

Mai 'na gioia :|

Quantomeno so su cosa lavorare nei prossimi mesi, ecco. E con tutte le responsabilità che mi sto prendendo avrò ampiamente modo di farlo!

Lo

giovedì 20 settembre 2018

La normatività

Vu mi ha fatto venire in mente un concetto importante, oggi.
L'importanza, all'interno della comunicazione, della sorpresa. Il che è collegato alla normatività.

Fatemi spiegare meglio.

Prendiamo un fenomeno come lo sciopero. I primi scioperi erano fortemente osteggiati dalla legge: scioperare era un atto forte, che aveva conseguenze pratiche e fortemente negative per chi scioperava, e quindi era un gesto che aveva un significato forte, e quindi delle conseguenze sulla popolazione. Non necessariamente positive, ma colpiva, faceva parlare del problema, ed alla lunga cambiava le cose.
Tanto che le condizioni dei lavoratori sono pian piano migliorate, e pian piano si è cominciato a parlare di diritto allo sciopero.

Cosa ne è rimasto oggi?
Lo sciopero è talmente abituale, talmente sovrautilizzato, che nessuno ci fa praticamente più caso. Se sentiamo di uno sciopero al TG, la nostra reazione è blanda. A meno di non avere particolare interesse per le condizioni dei lavoratori, è probabile che non capiamo nemmeno le ragioni dello sciopero, e bolliamo chi sciopera come fancazzista.

Questo è perché lo sciopero è stato "normalizzato".
Un meccanismo normale dei progressi sociali: semplificando molto, dato in un certo momento un equilibrio sociale, arriva qualcuno che rompe questo equilibrio. Le acque si agitano, ma ad un certo punto la società si riassesta su un nuovo equilibrio, che assorbe il cambiamento sociale. Dal momento in cui il cambiamento è normalizzato, nessuno si stupisce più perché è all'interno dell'equilibrio.

Il problema è che, spesso, il cambiamento non viene assorbito in toto. Guardate la variopinta scena LGBT degli anni '70, che scandalizzava i benpensanti, e guardate la situazione oggi in cui alcuni omosessuali non desideravano le unioni civili per evitare di far troppo rumore e non esser pestati per strada: l'omosessualità è stata normalizzata, nel senso che oggi va bene se sei gay, ma non devi pretendere troppi diritti perché altrimenti ostenti. Finché mimi le relazioni etero vai bene.

Che pippone... ma avevo bisogno di buttarlo giù per capire meglio anche io.

Comunque stamani, per vostra informazione, non ho voglia di fare un cazzo.

Lo

mercoledì 7 giugno 2017

La bestiolina

Blackie è una bestiolina stramba.
Ha vissuto alla grande per un po' di tempo, poi il mio interesse è calato. Ma a volte sento il suo verso.
Quella voce baritonale che mi dice "vieni, vieni a me, è l'ora di spogliarti".

Ora, non mi spoglierò nudo per scrivere questo post. Anche perché in ufficio potrebbero avere da ridire. Ma ho forse bisogno di scrivere, e denudarmi "mentalmente".

Che poi tanto il blog non lo caga nessuno, quindi posso anche mettere una foto del mio culo.


Ma non è del mio culo che voglio parlare.

Voglio parlare di evoluzione personale, di paure, di comunicazione. Del fatto che della comunicazione ho paura. Del fatto che ho creduto per anni che la gente mi facesse schifo, ed invece era solo una scusa per evitarla e confrontarmi.

Non che ritenga di aver sbagliato e che tutta la mia vita faccia schifo. Quello no. O, meglio, non lo credo razionalmente.
Sotto sotto, c'è sempre una vocina che mi ripete costantemente che ho sbagliato tutto, che finirò a morire solo e dimenticato.
Forse quello che è cambiato, in fondo, è proprio l'averla riconosciuta. Ho visto quella delusione, quella rabbia contro me stesso. E, per la prima volta in vita mia, mi sono perdonato.

Oh, perdonato non nel senso "ma sì, sei un bravo ragazzo, hai fatto bene". Perdonato nel senso "Hai fatto quello che pensavi fosse giusto, non starci a pensare troppo. Andare avanti è più importante che guardare indietro".

E in fondo è tutto qua, no? Andare avanti. Crescere, cambiare...

Molto new age.

Lo

lunedì 27 maggio 2013

Due discorsi scollegati

Forse quello che mi fa più paura di una relazione seria è il fatto che alcune delle cose che sognavi di fare prima o poi nella vita svaniscono. Provare ad avere una relazione seria significa avere tante cose nuove belle, ma anche rinunciare ad altre cose altrettanto belle. Decidere di amare qualcuno, decidere di andare fino in fondo con quella persona, significa credere fermamente che quella persona non ti farà mai rimpiangere tutto ciò di cui ti sei privato scegliendola.
E capirete che non è semplice crederlo. Con Vale non capisco bene se è effettivamente così. Con lei sto da dio, ma... forse quel che mi sembra brutto è che non ho termini di paragone, a parte Sara. E' la seconda volta che ho una relazione duratura in vita mia, credo di aver diritto ad avere dubbi.
O forse sono tutte giustificazioni vane e io sono fondamentalmente uno stronzo. Quantomeno, uno stronzo onesto.

Non so bene come posizionarmi moralmente, ecco. Posto che, anche se non mi considerassi moralmente giusto, non ritenga la soluzione morale necessariamente giusta.

E così, avendo perso la mia bussola morale, vago sperso per le mie azioni in cerca di un centro di gravità. L'esperienza si fa anche sbagliandosi, vediamo di farmela senza far male a nessuno... a parte forse me stesso, ma farsi male serve solo a crescere. Almeno così dicono.


Nel frattempo... qua a Milano, ma anche nel resto d'Italia, tutti si chiedono dove cazzo sia finita la primavera, che dicono che non ci sono più le mezze stagioni... almeno cambiate quelle intere. L'altra sera eravamo tranquilli sotto i 10. Cazzo, io dopo metà maggio non vorrei più sentir parlare nemmeno di felpe, a parte quando vado in montagna... l'altra sera ci voleva il giacchetto. Ora ha fatto due giorni di sole, ma le previsioni per il resto della settimana sono a dir poco desolanti... pioggia, pioggia, pioggia a non finire. Temporali, temperature basse... per favore, levatevi dai coglioni. Non avrei mai pensato di dirlo, ma... voglio il sole. Voglio ustionarmi sotto il sole, sudare, avere il desiderio di scorticarmi la pelle di dosso dal caldo, voglio rimpiangere la pioggia, voglio vedere l'intero creato andare a fuoco dal caldo, piuttosto che questa cazzaccio di pioggia...

Quest'ultima, drammatica, parte, era bonus e non c'entrava evidentemente un cazzo con il resto del post, ma il blog è mio e ve la pigliate. Oh >.<

Lo

sabato 4 agosto 2012

Io?Drama - Testamento di un pagliaccio

E' spaventoso come a volte sembra che certe canzoni parlino di te stesso... questa racconta il mio stato d'animo di due tre anni fa, il sorridere a tutti i costi e nascondere quel che si ha dentro. Che a volte non è "indossare una maschera", ma semplicemente proteggere il proprio mondo interiore quando si sente che è troppo fragile per affrontare il mondo esterno. Alla fine ho avuto ragione, perché oggi sono relativamente "stabile", ma non è stato facile togliersi questo stato d'animo da pagliaccio che, solo nel suo camerino, si strucca e ritrova le rughe che ha faticosamente nascosto in scena.
Pezzo da applausi. Allego il testo perché merita, ma anche la musica è splendidamente malata.


Come sono io voi non lo saprete mai.
perchè cambio io voi non capireste mai.
dietro questo trucco e questa maschera di cera
nessuno di voi saprà mai ciò che si cela.

cosa penso io voi non lo saprete mai.
perchè cambio io voi non capireste mai.
tanto il mio sorriso rosso resta
anche se l'anima dannata brucia senza un perchè.

ciò che amo io voi non lo saprete mai.
perchè odio io voi non capireste mai.
la mia ostinazione è morte del mio vivere.
il cuore spezzato brucia senza fine.

ciò che non è mio so che non lo sarà mai.
urlo contro dio ma non mi ascolterà mai.
largo il mio vestito copre le mie stigmate.
asciugare il sangue è tanto inutile.

dolce amore mio so che non ti riavrò mai.
ladro del mio io non resusciterai mai.
della mia ossessione non potranno ridere
quando me ne andrò in solitudine...

applausi.

venerdì 3 agosto 2012

Milano

Milano è una città strana.
Sono qua da due settimane ormai, nelle quali come sarete abituati non vi ho aggiornato sui miei movimenti (e ci mancherebbe, non sarei io se non mi assentassi per mesi da Blackie... ma sorvoliamo). Dico subito che no, non mi ci trovo male. Per quanto tutti mi guardino un po' come una vacca che va al macello, direi che il bilancio di queste due settimane è positivo.
Mi dicevano che a Milano tutti sono di fretta e nessuno sorride. Ma io ho un segreto: spesso la gente non ti sorride perché tu sei il primo a non sorridere. E io sono famoso per avere un sorriso contagioso, non per vantarmi (ne sa qualcosa un lettore abituale di questo blog che comincia a ridacchiare ogni volta che mi incontra). E, guarda un po', trovo una marea di gente che mi sorride, scherza, chiacchera, scambia idee. Ed è bello sentirsi un po' come un raggio di luce nella nebbia di una città grigia.
Mi dicevano che Milano è un luogo grigio. Sarà vero, forse, ma è un grigio di mille tonalità. Milano cambia ad ogni angolo, è un crocevia di microcosmi completamente diversi fra di loro: i baretti sulle rive dei Navigli non assomigliano al frastuono di Colonne, né ai locali ricercati in Sempione. I vicoli del centro storico contrastano con i vialoni della parte moderna. Milano ha tante facce, e tanti modi di viverla. Non è come Pisa, che a me in fondo (e mi fa male dirlo) piaceva tantissimo nella sua semplicità ma rimaneva un po' uguale a se stessa in ogni luogo. Milano ti invoglia a provarti tanti vestiti addosso prima di scegliere quello che ti piace, e magari ti invoglia ad esplorare parti di te che non conoscevi.

E poi... al lavoro tutto bene, oggi ho consegnato un po' di codice e mi sono sentito utile finalmente... i colleghi son simpatici, il capo anche, alla mensa si spende ragionevolmente poco (5€ circa) per un pasto completo ed appetitoso. E poi ci sono tanti concerti e manifestazioni, trasporti che funzionano (rispetto alla media italiana almeno), l'accento toscano ti distingue dalla massa e ti in-sexy-sce... insomma, c'è tanta carne al fuoco!

Ah, ho anche trovato casa! Pago un bel po', ma sono a due fermate di metro dal lavoro e in una zona tranquilla, davanti ad un centro commerciale grosso dove c'è tutto. Ottimo anche questo. Bwahahahha!

Insomma, Lorenzo vive come e più di prima. E se Milano tenta di ingrigirmi, finirà colorata anche lei!
Lo

sabato 5 maggio 2012

Io provoco

Lo ammetto: l'ultimo post era una piccola provocazione.
Il mondo dei blog è un mondo in cui ciascuno cerca di distinguersi dagli altri. Ma anche la vita reale in fondo lo è: vedo una marea di persone che cercano disperatamente di fornire la citazione più colta possibile, di fuggire qualunque cosa che interessi a più di 5 persone al mondo... in fondo di considerarsi speciali, diversi.

A me di essere diverso non me ne è mai fregato un bel niente. Se un mio comportamento è da italiano medio non lo cambio solo perché certa gente non lo trova giusto: è un mio comportamento e tale rimane. La mia maniera di essere speciale, quella che mi riesce meglio, consiste nel cercare di essere più normale possibile.

Sia chiaro: lungi da me giudicare lettori di questo blog, non vi conosco e rispetto le vostre opinioni sul calcio. Ma rispettate il mio amore per il pallone, per favore, perché è parte di me tanto quanto le poesie che scrivo o l'amore per la musica :)

Lo

venerdì 9 marzo 2012

Augurio

Un bacione ed un abbraccio grossissimo a tutte le donne. Perché tutti son buoni a fare gli auguri e a dare mimose l'8 marzo e scordarsi della loro esistenza, se non per il sesso, per tutto il resto dell'anno... fortunatamente non sono fra questi ;)
Lo

giovedì 8 marzo 2012

Stronzo a fin di bene

Non esistono persone più o meno intelligenti, ma solo persone più o meno motivate.
Stavo spiegando SQL ad un'amica, che studia cinema musica e teatro ma ha inspiegabilmente un esame di informatica. Dopo due ore in cui non capiva neppure il concetto più semplice ho capito che aveva un blocco mentale: inconsciamente non credeva di poter capire quel che le dicevo. Allora ho fatto lo stronzo, e le ho detto chiaro e tondo che non aveva la concentrazione sufficiente. Ha pianto. Io mi sono scusato (ed in effetti mi son sentito in colpa) e abbiamo ricominciato. Da quel momento in poi ha capito tutto alla perfezione, senza sbavature, e abbiamo finito quel che dovevamo fare.

Mi sento tremendamente in colpa, ma ho raggiunto il mio obiettivo. A volte serve esser stronzi, se è a fin di bene.
Non fosse che poi dopo sto stress mentale devi anche fare altre sedicimilaquattrocentotrentasette cose (e ne hai anche saltate alcune, cribbio!) sarebbe una serata tutto sommato positiva :D
Lo

mercoledì 29 febbraio 2012

Sproloquio sulla comunicazione

Qualche giorno fa parlavo dell'inadeguatezza del linguaggio quando si tratta di esprimere dei sentimenti. In effetti, le parole di per se sono una cosa fredda ed inanimata: sono sequenze di lettere che raramente lasciano trasparire emozioni, e che anzi possono essere "modificate artificialmente" per contenere emozioni che chi scrive non prova. Altrimenti che ne sarebbe della letteratura?
La comunicazione avviene soprattutto attraverso lo sguardo e la gestualità, attraverso i silenzi fra una parola e l'altra (è vero che a volte dice più di mille parole), attraverso il tatto... le parole servono solo a specificare i dettagli, il perché ci sentiamo così.

E' per questo che per me la presenza fisica di una persona è una cosa importantissima. Un'amicizia ha poco senso, se non ci si è mai visti dal vivo. Perché non riesco veramente ad affezionarmi ad una persona, se leggo solo le sue parole senza poter immaginare che faccia ha in quel momento o il tono della sua voce mentre le dice, o i gesti che può fare...

Perché questo post? Boh, stasera sono riflessivo, quasi come scaldarsi.
Che battuta di merda.
Lo

lunedì 20 febbraio 2012

La mente e gli hard disk

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perchè le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più di questo vero?. Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via . E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore secondo me, quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.

Ecco perché, in fondo, Blackwater Park è inutile. Qualunque cosa ti succeda, qualunque cosa tu racconti, non troverai mai le parole giuste per esprimerla, per farla essere anche solo lontanamente simile a come è nella tua mente. Quindi cosa lo tengo a fare un blog, se non riuscirò mai a farvi capire cosa sto provando?
Sapete che non lo so nemmeno io? Forse perché tentare (anche senza riuscirci) di scrivere quel che ci passa per la testa aiuta a sviscerarlo ed esaminarlo. Forse perché scrivere fissa le parole su carta (o su un hard disk in un luogo non meglio precisato nell'universo). I pensieri sono effimeri, gli hard disk no, a meno che non ci cali sopra un'accetta come diceva il mio prof di basi di dati... meno male che esiste la data replication!

Lo

p.s. la citazione è da Stand By Me di Stephen King

venerdì 10 febbraio 2012

30 giorni di musica, 3° round

Un pezzo che riesce a commuovermi regolarmente è Vocari Dei dei Pain of Salvation.

Un po' di storia. Nel 2004 la band svedese pubblicò un concept album, che parlava del rapporto fra l'uomo e Dio in tutte le sfaccettature. Per prima cosa, vi consiglio di ascoltare l'album, che si chiama Be, perché è probabilmente il mio album preferito di sempre: vario, bilanciato, assolutamente eclettico. Ma a parte questo, quella di cui voglio parlarvi è l'ottava traccia dell'album, Vocari Dei.
La band pubblicò un annuncio su internet, istituendo la "segreteria telefonica di Dio": gli utenti del sito potevano lasciare un messaggio a Dio, immaginando che lui potesse ascoltare questo messaggio. Poi hanno preso alcune di queste parole, hanno scritto una delicatissima base musicale per accompagnarle e hanno messo tutto su disco.

Si può ascoltare di tutto: chi ringrazia Dio, chi lo odia, chi ci crede ma preferirebbe non esistesse, chi lo implora di "aiutarlo a volare"...


Vi allego anche le parole


0:00 "I just want you to speak to me."

0:05 "I'm still waiting for you, God. I pray because this hell to be finished. Goodbye, God. Goodbye to you all." (in some languanges like Spanish and Italian "because" is the same as "for", so this is a normal mistake)

0:15 "I don't trust in any God. I don't know who God is, but I know what God should be."

0:21 "Well, take a look here, take a good look at what you've created!"

0:24 "Hi, God. This is Lorenzo. I want to ask you something: Why life is so hard? Why love is so cruel? Why I can't really be me, not someone else? I just want to be me."

0:37 "Hey, God, this is Jan Biel. I just called to thank you for being with me when my life seemed to fall apart. You carried me through my darkest hours and I'm very grateful for that. Thank you."

0:49 "Hi, God, it's me, from Earth. I know you haven't returned any of my previous call, but maybe you were simply not there. But here it goes again. I wanted to thank you for giving me the opportunity to be part of this world. But didn't you also give us people the mind to explore and question? So... Where are you? And where have you been when we needed you the most?"

1:10 " It's --- speaking, I must be drunk (???) or far away for I no longer believe in you anymore, so I thought you're non-existent. 'Cause I figured this out, for all the harm and the grief that you bring into this world - Either you're a cruel entity for not changing things, or you don’t exist."

1:30 "Please tell me why this horrible things happen? Why did those two towers have to fall and how can you let this happen? Does there have to be such hatred in this world? Why must society struggle so hard for tolerance?"

1:42 "I prayed every day for weeks now, why won't you answer my prayers? Prove to me and so many others, why I should continue pray! I have faith to my friends and my family, isn't that enough?"

1:53 "Hello... hello? ---" (Japanese: Shinjiteru? Shinjiteitai? "Do you believe? Do you want keep believing?") (Dutch: Wie ben ik? Wie ben jij? "Who am I? Who are you?") (Greek: "Please save dad, and please save mum.")

2:06 "Please God, if you exist, help me believe that the world is real, that I am real, and that everything is real, that we are more than just a coincidence"

2:17 "This world is what we can give."

2:20 "Speak to me. I won't ask you to save me. I just want you to speak to me."

2:27 "Hey... Did I apologize to you for... you know... I just want to say I'm sorry and... thank you. Oh, and one more thing: Please, help me fly."

2:40 "Please God, take me away from here, I can't take anymore, they are devouring me... I'm so lost, I'm so lost… God?"

2:57 "Kamisama-san, naze sensou? Naze shi? Naze kiga? Naniwodesuka? Omaeha naniwotameniiru? Sayonara." (Japanese: Dear God, why is there war? Why is there death? Why is there starvation? What for? What is the reason of your existence? Good-bye.)

3:12 "Ghia su Thee, anarotieme, ti imaste? Poso simantiki s' afto ton kosmo? Pu pigenoume?" (Greek: "Hello, God. I wonder... what are we? What's our importance in this world? Where are we going to?" )

3:22 "Uhh... yeah, uhh... listen, God... umm... I just want to say a really big thank-you on behalf of... uhh, everybody. And... thanks for getting the whole thing started and... for getting it off the ground, but... I think, that this time we have really screwed things up and I am so, so sorry."

3:46 "I need you now. I need you."

domenica 29 gennaio 2012

Sorridere o mettere uno smile?

La comunicazione moderna avviene, in gran parte, sul web. Bella cosa, eh? Potersi sentire vicini nonostante la lontananza... mi è successo di chiamare gente su Skype che era a migliaia di chilometri di distanza e sentirla la vicina a me, è più semplice organizzarsi con gli amici, è più semplice qualunque cosa. Ma tutto ciò vale fino a che la rete è usata in modo decente e sano.
Perché il poter comunicare facilmente ha un rovescio della medaglia. Il non essere fisicamente presenti rende la comunicazione completamente diversa, più "impersonale" se volete. Mancano tante cose: le espressioni facciali, la gestualità, il luogo, l'intonazione... son cose che prendono una banale sequenza di parole e la rendono una conversazione. E' per questo che son nate le emoticon, che la gente ha cominciato a scrivere in maiuscolo per urlare, ad usare artifici grafici per aggiungere una descrizione di come queste parole sono state pronunciate.

Il giocattolo si rompe improvvisamente quando ci rendiamo conto che la reale espressione facciale è completamente dissociata dall'espressione descritta dalla faccina. Io ora posso infarcire il mio messaggio di :) :) e XD, ma la mia faccia è seria, determinata, anche un po' incazzata (questo messaggio è ispirato da una storia vera). Posso dare un tono assolutamente artificiale alle mie parole senza essere tradito, che so, da una smorfia o da un tono particolarmente acido. E' questo che non mi piace della rete: finché non conosci una persona "dal vivo" non puoi dire di averci mai parlato veramente. A meno che non si palesi per quel che è, chiaramente...

venerdì 24 giugno 2011

giovedì 23 giugno 2011

Cercasi salvagente

Mi sento vagamente sballottato qua e la. Ho mal di mare, e vorrei scendere, ma non posso. La vita non ha un portello con il quale uscire all'aria aperta. Devi viverla dentro, sopportare il mal di mare, aspettare che la tempesta finisca e ricostruire quel che si è distrutto. Ogni tempesta ti da l'opportunità di prendere tutto ciò che avevi fatto e ricostruirlo, migliore.

Ora sono in un periodo di tempesta, che io stesso ho prodotto. Non capitemi male: tempesta non vuol dire che sto male o cosa, l'umore è buonissimo, semplicemente ho tantissimi stimoli che mi fanno girare la testa, che distruggono le mie certezze, che impongono nuovi modi di pensare e di vedere il mondo.

Sto crescendo, mio malgrado. Ancora. Non si finisce mai di crescere, d'altra parte.

Lo

mercoledì 16 marzo 2011

Lorenzo legge Lorenzo e pensa che Lorenzo sia un po' squilibrato


A volte i blog sono qualcosa di veramente complesso. Capire cosa vuol dire una persona con un post è quasi impossibile, perché quando si scrive di se stessi a volte non si ha neppure chiaro noi cosa vogliamo scrivere. Figuriamoci chi legge.

Chissà quanta gente mi consiglierebbe uno psicanalista, ad esempio. Io se mi leggessi mi consiglierei un viaggetto a lourdes per vedè se qualche miracolo mi ripara il cervello. Ma ammetto che abitandoci dentro al cervello ho un certo vantaggio nell'analizzarmi. Chissà come sembro visto da fuori... a volte ci provo a pensarci... chissà se mi starei antipatico da solo. Chissà. In fondo, so na sega io... tanto non incontrerò mai me stesso quindi sticazzi.



Si, stasera è la serata dello sticazzi. Vado a letto che è meglio, invece di squilibrare.



Tag nonsense!



Lo